La meditazione: cos’è?

Meditazione: cos'è?

La parola meditazione è utilizzata per designare una varietà di pratiche, anche molto diverse tra loro, e pertanto essa può avere molte definizioni. Ciò è dovuto al fatto che la meditazione assume delle connotazioni e delle sfumature differenti in base alle tradizioni culturali e filosofiche di riferimento e in base ai singoli aspetti che si intendono privilegiare.

Nelle tradizioni orientali la meditazione può essere concepita essenzialmente in due modi: il primo comporta il prevalere degli aspetti religiosi e dunque assume il valore di pratica religiosa, il secondo si concentra maggiormente sull’individuo che la pratica, e dunque assume valore di pratica psicologica che consente l’autoconsapevolezza.

In ambito psicologico, considerate anche le differenze culturali dei contesti occidentale e orientale, ci si riferisce alla seconda concezione, in cui la meditazione è intesa come un ripetuto concentrarsi su un preciso oggetto (respiro, immagine, suono), che richiede un esercizio mentale costante.

È un metodo per interrompere il lavorio incessante della mente.

Le tecniche di meditazione sono molteplici:

-alcune enfatizzano le immagini mentali e le visualizzazioni, altre sconsigliano di prestare attenzione a qualsiasi tipo di immagine;

-alcune coinvolgono organi di senso e fanno uso di forme visive o della musica, altre insistono sul totale ritiro dei sensi;

-alcune richiedono una completa assenza di azioni, altre implicano vari tipi di attività o gesti.

Gli strumenti e i mezzi sono dunque vari ma tutti hanno un unico fine: la trasformazione della coscienza e quindi si possono considerare equivalenti ed equiparabili.

Al di là delle diverse forme e procedure, i vari tipi di meditazione sono caratterizzati da un unico atteggiamento, una sorta di posizione interiore: cioè lo sviluppo di una presenza, di un esserci, che può essere espresso e coltivato in qualsiasi situazione e/o contesto in cui l’individuo sia coinvolto o inserito.

Per la pratica della meditazione sono essenziali 4 condizioni:

1. un ambiente tranquillo e pulito, preferibilmente in penombra

2. un oggetto di riferimento, come un suono, un’immagine o il respiro stesso

3. un atteggiamento di osservazione con distacco

4. una posizione comoda, che permetta di rilassare il corpo e quindi consenta alla mente di non preoccuparsi della tensione muscolare.

La meditazione consiste nel focalizzare l’attenzione sul qui ed ora, su ciò che sta accadendo nell’attimo presente, ed implica lo smettere di provare a capire cosa si sta sperimentando e semplicemente sperimentarlo. Separata dal contesto religioso, la meditazione consiste nell’assunzione di un atteggiamento di apertura verso tutto quello che si presenta alla mente, cercando contemporaneamente di non lasciarsi coinvolgere e di mantenere una sorta di distacco.

In psicologia è consigliato l’utilizzo di tecniche di meditazione sul respiro associate a pratiche di visualizzazione, perché facilmente isolabili dal contesto religioso dal quale provengono.

La tecnica di consapevolezza del respiro è utilizzata allo scopo di sviluppare la concentrazione, la tranquillità e la quiete. L’attività del pensiero non viene ridotta ma lasciata fluire, si accetta quello che accade nella mente senza attribuirgli un giudizio di valore. Invece di essere impegnati nei pensieri, continuiamo a riconoscerli.

La respirazione più usata nella pratica meditativa è quella addominale, in cui si segue con la mente il percorso del respiro.

Gli effetti benefici della respirazione addominale sono ormai riconosciuti: essa svolge un’azione di inibizione sul sistema simpatico che scatena l’eccitamento e lo stato di allerta e un’azione di attivazione del sistema parasimpatico che attiva la distensione e il rilassamento.

Dr.ssa Tatiana Sieve

Bibliografia:

Pagliaro G., Mente, meditazione e benessere. Medicina tibetana e psicologia clinica, ed. Tecniche Nuove, 2004

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *